01 Mar Dal 1865, con le nostre imbarcazioni, contribuiamo a costruire la storia nautica del Lago di Como.
Dal 1865, con le nostre imbarcazioni, contribuiamo a costruire la storia nautica del Lago di Como.
L’attività di costruttori di barche della famiglia Matteri affonda le sue radici nel 1865, quando Giovanni Mostes iniziò a costruire le prime imbarcazioni sulle sponde del Lago di Como.
Originario di Molina, piccolo borgo montano affacciato sul lago, Giovanni si spostava lungo le spiagge del Lario per realizzare le prime rudimentali barche utilizzate per il trasporto di animali, merci e per la pesca. In quegli anni, durante la Rivoluzione industriale, anche in Italia iniziavano a diffondersi gli scambi commerciali di manufatti e materie prime. Le strette strade del Lario, spesso sterrate o ricoperte di ciottoli, rendevano difficile il trasporto via terra, soprattutto di merci ingombranti; il lago diventava quindi la principale via di comunicazione.
Giovanni, insieme al giovane figlio Enrico Mostes, si specializzò presto nella riparazione e manutenzione di navette e battelli, dando origine a una tradizione nella costruzione di imbarcazioni destinata a durare per generazioni.
Enrico Mostes nacque nel 1890 e, ancora giovane, sposò Giuseppina. Nel 1912 si trasferì con la moglie e il fratello a Lezzeno, dove fondò il cantiere che esiste ancora oggi. Dopo pochi anni i due fratelli intrapresero strade diverse, dividendo le rispettive attività cantieristiche.
Nel frattempo Enrico fu chiamato alle armi e partecipò alla Prima Guerra Mondiale nel 1915 con il grado di Maresciallo di Marina, restando imbarcato per quasi quattro anni. Durante la sua assenza il cantiere continuò l’attività grazie alla determinazione della moglie Giuseppina, affiancata da due operai. Donna colta e di grande carattere, Giuseppina rappresentava la tipica figura della matriarca: severa, ma capace di guidare con fermezza l’attività di famiglia.


Rientrato dalla guerra, Enrico riprese il lavoro in cantiere e nel 1920 costruì, insieme al fratello, il traghetto per automobili che collegava Bellagio, Cadenabbia e Varenna. Inizialmente il traghetto portava il nome “Mussolini”, ma durante l’inaugurazione avvenne un curioso incidente: il Vescovo di Como volle manovrare personalmente la propria automobile durante lo sbarco e finì con l’auto direttamente nel lago. Informato dell’accaduto, il Duce chiese che il traghetto cambiasse nome, per evitare che fosse associato a quell’episodio, e venne quindi ribattezzato “Cadenabbia”.

Nel frattempo Enrico e Giuseppina desideravano molto avere un figlio. Non riuscendo ad averne, grazie all’amicizia con il Vescovo Archi riuscirono ad adottare un bambino appena nato: era il 1919. Il piccolo venne battezzato con il nome di Amos Mostes. Un anno dopo Giuseppina rimase incinta e nacquero Fulvio e, successivamente, Nemesia.
Amos crebbe respirando il profumo del legno e del lago. A soli otto anni iniziò ad aiutare il padre in cantiere, anche se la madre desiderava che potesse studiare. Nel 1937 si diplomò alla scuola di disegno “Ing. Emilio Prandoni” di Torno.
Ben presto Amos iniziò a costruire diverse tipologie di imbarcazioni tradizionali del lago: i batel (oggi conosciuti come Lucia), le spingarde, i burchi, i burchielli, i canotti e i quatrass. Si trattava di barche di piccole dimensioni utilizzate principalmente per la pesca e il trasporto di merci. Per il turismo più raffinato, invece, la produzione era orientata verso le eleganti Inglesine. Tutto veniva realizzato completamente a mano. Non esistevano le attrezzature moderne: in paese vi era una sola sega a legno, raggiungibile esclusivamente via acqua, dove venivano portati i tronchi per essere tagliati.
Anche le riparazioni e i restauri dei comballi erano frequenti. Le grandi dimensioni di queste imbarcazioni spesso non permettevano il trasporto in cantiere, per cui venivano tirate in secca e lavorate direttamente sulla spiaggia, utilizzando tecniche di puntellamento che consentivano di operare comodamente su entrambi i lati e sul fondo dello scafo.



Enrico era molto apprezzato dai proprietari delle lussuose ville del Lago di Como, che lo sceglievano per costruire le tipiche barche del lago. Questa tradizione proseguì con il figlio Amos, stimato non solo per la sua abilità artigianale ma anche per la sua discrezione e umiltà.
Lo sviluppo del cantiere proseguì fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Enrico fu nuovamente arruolato come Maresciallo di Marina sugli incrociatori Eugenio di Savoia e Bolzano, mentre Amos ricevette una convocazione militare che cambiò la sua vita: la cartolina riportava il nome di un’altra persona, Adolfo Matteri. Fu allora che venne alla luce la verità sulla sua identità. Nonostante tutto Amos continuò a usare il cognome Mostes per tutta la vita; solo con la nascita dei figli dovette trasmettere loro il vero cognome, Matteri.
Amos partì per l’Albania e vi rimase sei anni nel Genio Pontieri. Per circa due anni non si ebbero più sue notizie. Tornò infine a piedi fino a Milano, dove un amico gli regalò una bicicletta. Il giorno del suo ritorno in paese le campane suonarono per quasi due ore e la gente uscì di casa gridando: “L’è turnà l’Amos!”
Dopo la guerra Enrico si dedicò anche alla ricostruzione del paese di Lezzeno. Fu sindaco per tre mandati e fondò le scuole del paese, recandosi persino a Roma per ottenere autorizzazioni e finanziamenti. Amos poté così dedicarsi completamente al cantiere, orientando la produzione verso le imbarcazioni da diporto, richieste dai numerosi turisti – soprattutto inglesi – che frequentavano le località di Bellagio e Tremezzo. Negli anni ’50 la barca Lucia venne adattata alle nuove esigenze del mercato e divenne rapidamente il modello più richiesto, trasformandosi nel simbolo del cantiere Matteri in tutta Europa.

Tra gli anni ’50 e ’70 nacquero altri modelli iconici, come il Burchiello, barca da pesca a fondo piatto adatta a laghi e fiumi, e la Spingarda, utilizzata per la caccia alle anatre selvatiche. Oggi queste imbarcazioni sono diventate veri pezzi da collezione.
L’eredità di Amos continuò con il figlio Erio Matteri, divenuto titolare del cantiere nel 1979, che prese il nome di Cantiere Nautico Erio Matteri. Oltre alla costruzione di imbarcazioni classiche in legno, introdusse anche modelli in vetroresina con finiture in legno personalizzate.
Negli anni ’80 e ’90 Erio fu tra i pionieri della nautica elettrica sul Lago di Como. La motolancia “Lo Spirito di Volta”, dedicata a Alessandro Volta, fu uno dei primi esempi di imbarcazione elettrica sul lago. Oggi il cantiere realizza battelli e gondole a zero emissioni, con circa quaranta unità già costruite. Negli stessi anni Erio intuì il valore delle storiche imbarcazioni Riva, che all’epoca venivano spesso abbandonate a causa dei costi di manutenzione. Iniziò quindi a raccoglierle e restaurarle, trasformando il cantiere in un punto di riferimento internazionale per gli appassionati di queste icone della nautica.
Alla fine degli anni ’90 venne realizzato anche un grande rimessaggio sul lago, capace di ospitare circa sessanta imbarcazioni.

Negli anni 2000 nacque inoltre la Riva Experience, attività che portò il cantiere a collaborare con produzioni cinematografiche internazionali. Il momento più celebre fu nel 2004, con le riprese del film Ocean’s Twelve, con attori come Brad Pitt, George Clooney e Matt Damon.
Nel 2023, a coronamento di una collaborazione pluriennale con il Gruppo Ferretti, nasce sul Lago di Como, presso lo Yacht Club Eriolario, il primo Riva Private Deck d’Italia e il secondo al mondo. Un luogo esclusivo, espressione autentica dell’eleganza e dei valori del marchio Riva, che al contempo custodisce e rinnova la storica tradizione dei cantieri Matteri. Uno spazio riservato ad armatori e appassionati, dove cultura nautica, raffinatezza e passione si fondono in un’esperienza unica.
Oggi il Yacht Club Eriolario possiede una delle flotte di motoscafi storici più affascinanti al mondo.
Nel corso degli anni Erio Matteri ha ricoperto numerosi incarichi, tra cui commissario tecnico Automotoclub Storico Italiano, membro della commissione scientifica del Museo della Barca Lariana, giudice d’eleganza a Lake Tahoe e fondatore dell’Associazione Nazionale Maestri d’Ascia.
Oggi l’attività continua con la nuova generazione: lo Yacht Club Eriolario Srl è amministrato dalla figlia Francesca Matteri, che dopo la laurea in giurisprudenza ha scelto di proseguire la tradizione di famiglia insieme ai genitori Erio e Paola. Il figlio Amos Matteri lavora come architetto a Melbourne, collaborando comunque con l’azienda. Ancora oggi l’impresa rimane profondamente familiare e artigianale, fedele alla scelta di non adottare una produzione industriale di serie. Una filosofia che permette al cantiere Matteri di realizzare imbarcazioni su misura, mantenendo viva la stessa passione e maestria artigiana iniziata quasi due secoli fa sulle rive del Lago di Como.



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